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Biblioteca

La Biblioteca del Conservatorio Statale di Musica "Nicola Sala" di Benevento è intitolata al Filosofo, Critico Musicale, Bibliotecario Alfredo Parente.



ALFREDO PARENTE
Alfredo Parente (Guardia Sanframondi BN 4 luglio 1905 - Napoli 3 aprile 1985), filosofo e critico musicale, consegue la laurea in Storia delle Arti e il diploma di paleografia classica presso l’Università degli Studi di Napoli nel 1927. Nel 1929 è titolare della cattedra di Storia e filosofia al liceo di Taranto. E’ ispettore delle Belle Arti dal 1931 al 1938 e dal 1947 insegna Filosofia e Metodologia all’Istituto Italiano di Studi Storici di Croce. Intraprende la carriera di giornalista e di critico musicale e dà il suo contributo critico al quotidiano Il Mattino dal 1940 al 1976.


E’ editore e fondatore del settimanale Libertà (1944) nonché della Rivista di Studi crociani (1964). E’ membro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, dell’Accademia Pontaniana di Napoli, dell’Accademia Peloritana di Sicilia. E’ il primo presidente al Congresso Nazionale del sindacato dei musicisti d’Italia il 18 dicembre 1955. Da filosofo si interessa principalmente di problemi filosofici attinenti la logica e la teoria della storia. Interessato all’estetica musicale, è incoraggiato da G. M. Gatti a offrire il suo contributo alla rivista Rassegna musicale, con la quale collabora per circa venti anni. Per circa cinquant'anni è direttore della Biblioteca della Società napoletana di storia patria con la qualifica di bibliotecario aggregato nel ruolo del personale delle biblioteche statali (assegnato alla Biblioteca nazionale di Napoli) a seguito di un concorso speciale. Socio dell'Associazione italiana biblioteche dal 1948 al 1969 e membro del Comitato regionale della Campania nello stesso periodo; rieletto ancora nel 1969, rinunciò alla carica. Parente, crociano di formazione, nei suoi scritti di estetica musicale, valuta i fenomeni musicali in linea con il pensiero di Benedetto Croce. E dà seguito al pensiero di quest’ultimo che non si era addentrato nella ricerca filosofica sulla musica. Parente, sulla scorta della concezione estetica di Croce ritiene la musica un’arte pura espressione lirica, non condizionata da necessità storiche e sociologiche. Nel 1929 pubblica “Musica e opera lirica”, nel 1936 “La musica e le arti. Problemi di estetica”. In quest’opera il filosofo riconosce alla musica una “schietta virtù espressiva” che fa della arte della musica “la più genuina manifestazione dell’attività fantastica.” Molto interessante la raccolta di saggi di estetica musicale pubblicati da Einaudi nel 1961 con il tittolo “Castità della musica”. Nella premessa l’autore sente la necessità di spiegare il termine “castità”, non lasciando dubbi circa la sua fedeltà consapevole e non ottusa, al pensiero di Croce. Scrive Parente: “…col vocabolo castità ho inteso indicare ed esaltare uno dei caratteri fondamentali della musica, cioè il concetto estetico della classicità intesa come contemplativo dominio dell’umano dramma dei sensi e degli affetti, tal concetto ritengo valido solamente nell’integrazione che l’arte riceve attraverso un intrinseco legame con tutti gli aspetti della vita, compresi quelli umanissimi legittimi della inquieta sensualità, dell’eros e delle convulse e avvolgenti passioni, in cui si fa consistere la parte mondana, per non dire tellurica dell’uomo, senza la quale questi sarebbe un’assurda e inerte natura angelica”.

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